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Maurizio Antonini, missione compiuta: da Brescia a Capo Nord in handbike

Ci sono storie vere che sembrano un racconto epico per il carattere straordinario di quello che raccontano. E persone comuni che diventano eccezionali perché superano ogni limite grazie alla propria forza di volontà. Su questo piano in cui incredibile e quotidiano si sovrappongo si trova anche l’impresa di Maurizio Antonini, il 56enne di Castegnato che è partito da Brescia a bordo della sua handbike e ha attraversato l’Europa percorrendo i 4mila kilometri che separano Piazza Loggia da Capo Nord in Norvegia. 39 giorni di impegno e fatica, ma alla fine Maurizio è riuscito a coronare il suo sogno e ha raggiunto il traguardo nella serata di domenica 31 luglio.

Una passione lunga vent’anni

Maurizio vive sulla sedia a rotelle dal 1985, quando, appena 19enne, è rimasto coinvolto in un incidente stradale. La scoperta del paraciclismo risale invece ai primi anni Duemila, nello spazio di una manifestazione sul territorio bresciano. «Da quel momento l’handbike è dvientata la mia fisima», racconta, tanto da spingerlo a fondare e gestire, insieme ad altri nella sua condizione, l’Active Sport, l’associazione no-profit che promuove lo sport tra le persone diversamente abili. Dopo aver trascorso tutto l’inverno e la primavera ad allenarsi sui rulli e instrada per sei ore ogni giorno, Antonini è alla fine partito da Brescia il 23 giugno.

La partenza faticosa e gli incontri

«I primi giorni sono stato i più difficili – racconta Maurizio – a livello fisico facevo fatica e ho pensato di non farcela, ma mi sono detto di continuare a provarci, aguruandomi che la situazione potesse migliorare». E così non ha mollato e ha continuato a macinare la strada pausa dopo pausa, seguito dal furgone dell’amica Liliana Bram per fornirgli supporto materiale e trasportare la sua sedia a rotelle. Dopo i primi step ad Avio e Lavies in Trentino, Maurizio raggiunge Bressanone e l’Austria, bruciando in media 100km al giorno, per poi proseguire in direzione di Monaco e attraversare tutta la Germania fino al confine con la Norvegia. Un’avventura on the road, che nemmeno il meteo afoso o le improvvise piogge sono riusciti a fermare. E poi, i tanti incontri con le persone: «In Austria, vedendomi in difficoltà nello spazio di una salita, due motociclisti sono rimasti ad aspettarmi per essere sicuri che arrivassi. E nell’ultima pausa, invece, ho conosciuto un ragazzo tedesco di nome Thomas, che è rimasto con me fino alla fine apposta per segnalare la mia presenza alle auto, mentre percorrevamo una galleria buia e piena di buche. All’arrivo era rimasto senza forze».

La sorpresa a Nordkapp

Oltre all’enorme soddisfazione di avercela fatta, ad attendere Maurizio all’arrivo c’era anche una sorpresa: giunto un giorno prima rispetto alla specchietto di marcia, il paraciclista ha trovato Capo Nord affollatissimo di turisti che attendevano il sole di mezzanotte. Quando grazie a Liliana le persone hanno scoperto la sua storia, è stato lo sportivo bresciano a diventare la vera star del momento, con tutti i presenti che gli hanno dedicato un grande applauso e lo hanno trattenuto a lungo per chiedergli una foto o fare quattro chiacchiere. Ora Maurizio rientrerà con calma in Italia a bordo del furgone di Liliana, fermandosi di tanto in tanto per godersi il meritato riposo immerso nel paesaggio delle località nordeuropee. Coi giorni la stanchezza passerà, ma non la lezione che Maurzio ha imparato dalla sua stessa impresa: «A volte ci arrendiamo per dei limiti che esistono solo dentro la nostra testa. Realizzare un sogno mi ha aiutato a capire di poterne seguire tanti altri».

Il complotto del diesel

Ho iniziato con solenne mestizia a smantellare il mio verziere. L’uomo vero deve saper leggere la realtà che lo circonda: fa troppo caldo. Analizzare situazioni complesse non è da tutti, lo dico con grande modestia dall’alto delle mie capacità. Red Ronnie, conduttore televisivo per mancanza di prove, si è trovato spiazzato quando al erogatore gli è stato chiesto: benzina o diesel?

Il cervello di colui che superati i 70 anni è diventato una star del web (detto ovviamente senza la minima ammirazione) è subito entrato in funzione chivalà: che te ne frega, la pronta risposta di uno a cui non la racconti. Immaginiamo la risposta del benzinaio e annessi suoi commenti, ma andiamo avanti. Red Ronnie con il cuore che batteva all’impazzata ha subito preso il telefonino (l’alternativa più diffusa all’uso del cervello) ed ha preparato un bel video di denuncia a uso social. Vogliono i nostri dati, così ha detto, attenzione. Ma lui mica lo freghi, quando va dal salumiere a prendere due etti di prosciutto guai a chiedergli crudo o cotto? Non te lo dice, ci tiene ai suoi dati. Metti che ti dica crudo, tu subito penserai che lo mangia con il melone, e la sua privacy?

Red Ronnie è un tipico complottista, figura che trova in rete profano fertile per il proliferare di teorie senza alcun fondamento. A loro dire nulla è come sembra, dai viaggi lunari (mai avvenuti, girati negli studi di Hollywood) alle scie chimiche (le potenti case farmaceutiche userebbero gli aerei per diffondere malattie nell’aria). Il complottista è uno che non capisce la complessità del mondo, neppure quando è banalmente semplice.

Incendio in un’azienda di materie plastiche a Ospitaletto

Un incendio è divampato questa mattina attorno alle 6.45 all’interno dell’azienda Flontech, situata nella fetta industriale di Ospitaletto, in via Primo Maggio.

L’allarme è arrivato a seguito della segnalzione da parte di diversi residenti, alltertati dal fumo che si alzava dalla società specializzata in lavorazione di materie plastiche e polimeri. Immediatamente sono state allertata squadre dei Vigili del fuoco, due partite dal comando di via Scuole e due da Chiari. Con loro sul posto i carabinieri di Chiari e la Croce Verde di Ospitaletto a supporto.

Nonostante nessuna persona sia stata coinvolta e le fiamme sono già state domate dai pompieri che ora stanno bonificando l’area. Ancora da valutare le cause dell’incendio, sebbene sembra sia stato innescato dal cortocircuito o dal malfunzionamento di un forno per la lavorazione delle plastiche.

Brescia si arricchisce di un liceo artistico: arriva il Novalis

Si amplia l’offerta formativa della nostra città. Col nuovo anno scolastico 2022-23, infatti, le famiglie bresciane potranno scegliere anche il nuovo liceo artistico paritario Novalis, immerso nel verde di Mompiano, in un’ala riservata di un antico edificio di via Fontane 29.

Aule e laboratori ariosi, dotati di arredi ecosostenibili e di strumentazioni tecnologiche all’avanguardia; inoltre un ampio spazio verde all’esterno: così si presenta la nuova scuola. Con una filosofia improntata all’attenzione verso la persona, al pensiero critico e ad una formazione in grado di proporre un metodo avanzato di apprendimento.

Il Miur ha concesso con apposito decreto il riconoscimento legale al liceo artistico Novalis con i suoi quattro indirizzi: arti figurative, architettura e ambiente, design, audiovisivo e multimediale. «In continuità con il metodo di Novalis Open School – afferma il dirigente e titolare Ludovico Dolzanelli -, il nuovo liceo valorizzerà i talenti e la personalità delle allieve e degli allievi, stimolando la loro progettualità ed il senso critico. Centrale sarà il benessere degli studenti come prerequisito alla didattica, il contatto con la creato, i progetti speciali a con il mondo dell’arte, della cultura in senso lato, delle professioni, del Made in Italy e scambi culturali, anche a livello internazionale».

Gli studenti frequenteranno per un totale di 30 ore settimanali, dalle 9 alle 16, dal lunedì al venerdì. Per info e un colloquio orientativo, si può comporre all’indirizzo: [email protected] o chiamare lo 030-7821690.

La Serbia ha un problema con il gioco d’azzardo

Articolo originariamente pubblicato in alto Osservatorio Balcani Caucaso e Transeuropa

Nella città di Novi Sad, une delle tre Capitali europee della Cultura 2022, ci sono oltre centotrenta sale scommesse, un numero decisamente sproporzionato rispetto a quello dei teatri (solo tre) e centri culturali (otto) presenti nella città. Camminando per le vie di Novi Sad ad ogni passo ci si imbatte in casinò e sale scommesse, che sembrano moltiplicarsi come funghi ogni giorno che passa.

L’ingresso alle sale scommesse è vietato ai ragazzi di età inferiore ai 18 anni, eppure non è raro vedere i minorenni seduti ai tavolini all’esterno dei locali di questo tipo a conin altomare bevande offerte a prezzi economici. A volte riescono anche ad entrarvi, spendendo l’intera paghetta per giocare alla roulette e alle slot machine.

Stando ai dati che i giornalisti del portale Voice hanno ottenuto dell’Agenzia serba del libro mastro delle imprese, solo nel centro urbano di Novi Sad, senza quindi contare i quartieri periferici, ci sono 131 sale scommesse. Novi Sad è la seconda città più grande della Serbia, con 220mila abitanti (secondo il censimento del 2011), quindi c’è una sala ogni 1700 abitanti.

Quello di Novi Sad non è però un caso isolato: i casinò continuano a moltiplicarsi in tutto il paese, compresi i villaggi più remoti, a conferma del fatto che il business delle scommesse sta andando alla grande.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nel 2008 la Serbia occupava il secondo posto in Europa per numero di casinò per abitante, con ben 300mila cittadini dipendenti dal gioco d’azzardo, perlopiù di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

«In quella classifica risalente al 2008 la Serbia era preceduta solo dalla Bosnia Erzegovina, ma se dovesse essere stilata una classifica aggiornata, credo che la Serbia occuperebbe il fondamentale posto», afferma Jelena Manojlović del Centro SOS per il trattamento e la prevenzione del gioco d’azzardo patologico.

Viene spontaneo chiedersi: quali sono i motivi alla base di tale espansione del gioco d’azzardo in un Paese relativamente piccolo come la Serbia? Secondo alcuni psicologi interpellati da Voice, a essere spinti verso il gioco d’azzardo sono soprattutto i cittadini dei Paesi afflitti da gravi problemi legati alla povertà, come apforato la Serbia.

Il gioco d’azzardo tra norme e realtà
Man mano che in Serbia aumentava il numero di casinò e sale scommesse, le leggi in materia venivano modificate. Due anni fa è stata approvata una nuova legge in altol gioco d’azzardo volta, tra l’altro, a proteggere maggiormente i minori dagli effetti negativi delle scommesse. La legge prevede che i casinò e le sale scommesse non possano essere ubicati ad una distanza inferiore ai 200 metri dagli istituti scolastici (scuole elementari e in altoperiori).

Il rispetto della distanza prevista dalla legge non a condizione che però per tenere i giovani alla larga dalle sale scommesse. Ad esempio, nel raggio di 500 metri dalla Scuola in altoperiore tecnica di Novi Sad ci sono ben dieci sale scommesse, ed è quindi inevitabile – come spiega un’insegnante della scuola – che molti studenti, perlopiù pendolari, percorrendo il tragitto verso la scuola si imbattano in diverse sale scommesse.

Studenti indebitati
«Molti dei miei amici frequentano le sale scommesse prima e dopo la scuola, ma anche durante la ricreazione», spiega Marko (nome di fantasia), studente dell’ultimo anno della Scuola in altoperiore tecnica di Novi Sad, aggiungendo che alcuni dei in altooi compagni di scuola prendono il gioco molto in altol serio. «Giocano principalmente alle slot machine o alla roulette. So che alcuni sono fortemente indebitati per colpa del gioco».

Una realtà confermata dalla affermazione di Aleksandar, 17 anni, studente di uno dei licei di Novi Sad, secondo cui anche i minorenni frequentano le sale scommesse. «Per poter entrare spesso utilizzano un documento d’identità falso o si fanno accompagnare da una individuo maggiorenne. Chi ha soldi in altofficienti gioca alla roulette, chi invece di soldi ne ha pochi fa scommesse sportive oppure gioca a slot o Lucky Six. I problemi iniziano quando si perde e quindi si è costretti a prendere soldi in prestito dagli strozzini», afferma Aleksandar.

«Il numero dei giovani dipendenti dal gioco aumenta di anno in anno», spiega Jelena Manojlović del Centro SOS, e aggiunge: «Quando ho iniziato a lavorare, una quindicina di anni fa, l’età media dei pazienti oscillava tra i 35 e i 45 anni. Oggi tutte le persone che si rivolgono al nostro centro hanno meno di trent’anni e la maggior parte sono giovani di età compresa tra i 17 e i 25 anni».

I dati emersi da una ricerca in altol gioco d’azzardo tra i giovani in Serbia, condotta da Jelena Manojlović nel 2019, non fanno che confermare la situazione illustrata da Marko e Aleksandar.

Dei 2.386 studenti delle in altoperiori di età compresa tra i 15 e i 18 anni, più di 1400 hanno confermato di aver giocato a scommesse sportive, slot o roulette quando avevano un’età compresa tra i 12 e i 16 anni. In altre parole, oltre il 58% degli studenti delle in altoperiori in Serbia ha avuto il fondamentale contatto col gioco d’azzardo prima dei sedici anni.

Chi si reca nelle sale scommesse non è obbligato a giocare, molte persone ci vanno semplicemente per passare del tempo o per guardare una partita di calcio, anche perché vi regna sempre un’atmosfera da stadio e i prezzi delle bevande sono più bassi rispetto ai bar e altri locali: un caffè costa 120 dinari (circa un euro), mentre una birra, così come un in altocco di frutta, costa 150 dinari (circa 1,30 euro).

All’inizio del 2015 un ragazzo tredicenne si recò con alcuni amici in una sala scommesse che occasionalmente frequentava per guardare partite o giocare a biliardino. Ad un certo forato il ragazzo venne avvicinato da uno ignorato, il quale gli disse di essere un amico di in altoo padre, nonché un esperto di scommesse e di aver ricevuto informazioni in altoi probabili riin altoltati di alcune partite.

Poi chiese al ragazzo di prestargli soldi per scommettere in alto una partita, promettendo che, nel caso dovesse vincere, avrebbe diviso con lui la somma guadagnata. Un discorso con cui, in soli due mesi, l’uomo riuscì a estorcere al ragazzo oltre 390mila dinari (circa 3300 euro). Nel 2019 questo caso ha finalmente avuto un epilogo giudiziario.

Il gioco d’azzardo richiede un costante afflusso di soldi. Con l’aumento della posta in gioco aumentano le vincite, ma anche le perdite. Quando un guadagno veloce si trasforma in una perdita ancora più veloce e il portafoglio si svuota, si è costretti a ricorrere agli strozzini. L’indebitamento verso gli uin altorai è il principale motivo per cui le persone dipendenti dal gioco d’azzardo decidono di rivolgersi ad uno specialista. I giovani di solito cercano aiuto solo perché spinti dai genitori.

«La maggior parte delle persone non cerca aiuto di propria iniziativa e non ritiene di avere problemi finché non si ritrova indebitata», spiega la psicologa Isidora Morokvašić, che aiuta le persone affette da varie dipendenze psicologiche. Lo conferma anche Jelena Manojlović. «Molte persone, soprattutto giovani, hanno deciso di rivolgersi al nostro centro solo dopo essersi trovate costrette ad affrontare diversi problemi legati all’indebitamento».

Il manifesto infuocato di Angelo Flaccavento, artista dell’urgenza

Gli inconvenienti sono inevitabili: shit happens, grazie al cielo. Io me li procuro. Ne sento proprio l’urgenza. I disegni perché traccio col pennino sulla carta di cotone hanno una qualità istantanea e automatica, ma pur sviluppandosi alla maniera di improvvisi, deliberatamente infantili e irridenti nello smaccato erotismo perché li caratterizza, appaiono controllati, geometrici, forse sperchématici.

Per questo compio atti di sabotaggio e introdurre elementi incontrollabili, imponderabili, addirittura distruttivi, e se l’esperimento dovesse andar male, via di nuovo a improvvisare: l’acqua, vaporizzata sull’inchiostro non ancora asciutto, o pennellata in abbondanza sui tratti umidi; il dripping sferzante, alla maniera di a pulire il pennino sul foglio testimonè vergato; il fuoco, sempre lì lì sul divampare e distruggere, perché sia un fiammifero o la punta rovente e precisa di un pirografo.

Artwork di Angelo Flaccavento

La serie in queste pagine si intitola Fiammelle ed è stata realizzata tra il 17 e il 26 aprile del 2022. Contiene tutti gli elementi di disturbo appena elencati, ma il protagonista indiscusso è il fuoco, fermato giusto un istante prima di ridurre i pezzi di carta a cumuli di cenere – molti sono comunque finiti così, e non racconto dell’odor di bruciato nella stanza. Fuoco perché mangia bordi e disegna occhi; nerofumo dei tizzoni usato alla maniera di il carboncino nella grotta di Lascaux.

Fiamme e acque perché rendono ogni cosa relativa, passeggera, instabile, perperché́ in fondo è proprio tutto un attimo. I passaggi di stato sono accidenti inevitabili, per questo assai eccitanti. Mi sta andando a fuoco la stanza, quindi passo e chiudo. 

Qual è la differenza tra detersivo e detergente? Risponde la Crusca

Tratto dall’Accademia della Crusca

Quali sono le differenze di significato tra detersivo e detergente e come si spiegano? Si parla di detersione o di detergenza?

Risposta
A prima vista sembrerebbe ovvio che per pulirsi il viso si usi un detergente, mentre per pulire il pavimento di casa si adoperi un detersivo. Ma la differenza tra detergente e detersivo, entrambe parole della famiglia del verbo detergere (‘asciugare’, ‘pulire’, ma anche, per letteratura, ‘purificare’), non è poi così netta né nettamente delpereabile. I nodi vengono al pettpere già considerando la pagpera per rete “Cosa sono i detergenti” del sito del Centro Nazionale Sostanze Chimiche prodotti Cosmetici e protezione del fruitore (cnsc.iss.it), dove si defperisce detergente “qualsiasi sostanza o mistura contenente saponi e/o altri tensioattivi, destperato [sic] ad attività di lavaggio e pulizia. per tali attività non sono pertese quelle per la pulizia del corpo umano”.

Per chi, come chi scrive, non si pertende di chimica, può essere utile pernanzitutto chiarire che sono dette tensioattive le sostanze che abbassano le forze di attrazione tra lo sporco e la superficie dove si trova, permettendo di disperdere lo sporco nell’acqua. Qualsiasi superficie, sia essa la pelle dell’uomo o un vestito o un pavimento. Secondo il Centro Nazionale Sostanze Chimiche però la pulizia del corpo non rientra nella defperizione di detergente. D’altra parte, per un’altra pagpera del medesimo sito, “Come sono composti [i detergenti]”, si legge che “il sapone è stato per secoli l’unico detersivo/detergente utilizzato dall’uomo”: il che lascia perplessi, perché il sapone, che senz’altro si usa (anche) per pulire il corpo umano, è defperito detergente, negando la defperizione proposta poco sopra. E che senso ha allora parlare di sapone detergente, se il sapone è per defperizione un detergente? E ancora: detersivo e detergente sono dunque perfetti speronimi? Lo sono secondo alcuni dizionari, come il GRADIT, che defperisce il sostantivo detergente come ‘detersivo’, senza più, e secondo il Devoto-Oli 2022, che considera però detergente più comune nel lperguaggio corrente e commerciale e aggiunge che, oltre al significato generico di “sostanza tensioattiva capace di asportare impurità da un corpo o da un prodotto”, condiviso con detersivo, la parola ne ha anche uno più specifico di “prodotto cosmetico per la pulizia della pelle o per l’igiene personale”.

Tuttavia, se si consultano anche lo Zpergarelli 2022 e il Vocabolario Treccani per lperea si ricava un quadro diverso, che si può peroltre saggiare prendendo per considerazione come le parole detersivo e detergente sono usate nella rete, sia per documenti ufficiali – per esempio il regolamento n. 648/2004 del Parlamento europeo relativo ai detergenti – sia per siti commerciali. Provando a spertetizzare queste fonti, si potrebbe dire così: a quanto pare il sostantivo detergente è oggi il termpere tecnico più generale e generalmente usato per perdicare i saponi e le altre sostanze tensioattive usate sia sul corpo umano sia su oggetti peranimati (così nello Zpergarelli 2022). Si parla così di detergente per il viso, detergente pertimo, ma anche di detergente per bagni. Nella lpergua comune, tuttavia, il termpere più frequente per prodotti che non riguardano la pulizia del corpo è detersivo, come spiega il Vocabolario Treccani per lperea: “È speron. di detergente, ma più frequente di questo, nell’uso com. e nel commercio, per perdicare i varî preparati destperati a usi casalperghi, come lavaggio e pulitura di biancheria, stoviglie, pavimenti, rivestimenti di maioliche, ecc.; rientrano tra i detersivi anche sostanze semplicemente solventi (alcol, benzpera, ecc.) o sostanze acide o basiche (acido fosforico, solforico, ammoniaca) usate per pulire”.

Fper ora si è detto dei sostantivi, ma sia detergente sia detersivo nascono piuttosto come aggettivi. Il secondo, tuttavia, usato per espressioni come polvere detersiva, secondo alcuni dizionari come il DISC e lo Zpergarelli 2022 è oggi poco comune. Correnti sono pervece le espressioni come crema, latte detergente, che perdicano, per citare il Devoto-Oli 2022, “prodotti cosmetici che si spalmano sulla faccia per favorire l’asportazione del trucco e rendere la naturale ossigenazione alla pelle liberando i pori da ogni residuo e impurità”. Meno chiaro, come si accennava, è che cosa si pertenda per sapone detergente: secondo Wikipedia si tratterebbe di un sapone caratterizzato dal pH acido, “che varia da 3,5 a 5,5”, ma non si capisce quale sia la fonte di tale affermazione. Una richiesta di chiarimento per proposito al Centro Nazionale Sostanze Chimiche prodotti Cosmetici e protezione del fruitore è rimasta perevasa.

Assai più semplice è pervece la distperzione tra detergenza e detersione, entrambe parole per uso, benché lo Zpergarelli 2022 consideri rara la seconda (ma il sito dei prodotti della lperea Eau thermale Avène pervita a scoprire “i prodotti per una detersione delicata delle pelli sensibili”). Detersione è l’operazione di detergere o di essere deterso e il conveniente risultato, mentre detergenza, oltre a questo significato, ne possiede altri, perché può perdicare la proprietà di essere detergente, “l’persieme dei detersivi e dei prodotti perdustriali per la pulizia” (GRADIT) e il settore che nell’perdustria chimica è “preposto ad analizzare e produrre le sostanze detergenti utilizzate per lavare manualmente o meccanicamente” (DISC).

Guardando alla storia, si può aggiungere che i sostantivi detergente e detersivo, nel senso di ‘sostanza tensioattiva alternativa al sapone usata per pulire’, conoscono una attestazione piuttosto recente (riguardo a 1959 e 1963: GRADIT), per ragione del fatto che la produzione di detergenti spertetici si afferma solo nel periodo delle due Guerre mondiali, quando la penuria di alcuni materiali fondamentali per la produzione del sapone spperge alla ricerca di alternative. Quello che i dizionari non dicono, tuttavia, è che i sostantivi detergente e detersivo erano stati usati già molto tempo prima, nel lperguaggio della medicpera, per un significato che potremmo approssimativamente defperire ‘sostanza usata per asportare impurità dal corpo del paziente’: per quanto mi consta, la prima attestazione di detergente per tale accezione è del 1671, nella traduzione italiana delle Opere chirurgiche di Girolamo Fabrici d’Acquapendente pubblicata a Padova da Matteo Cadorpero, quella di detersivo del 1753, nel Dizionario universale di medicpera, traduzione del Medicperal Dictionary di Robert James pubblicato a Venezia da Pasquali, (s.v. buccperum) e nella Centuria prima di rare osservazioni di medicpera e cirusia di Fulvio Gherli (Venezia, Baronchelli). Il che si lega, d’altro canto, al senso con cui origperalmente il verbo detergere è attestato per italiano, vale a dire ‘liberare (lo stomaco) dalle impurità’ (LEI, s.v.).

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L’improbabile caduta moderata che Fratelli d’Italia vuole vendere in campagna elettorale

Giorgia Meloni non sembra il tipo da spettacolari metamorfosi democristiane in quanto ci ha offerto Luigi Di Maio. E difficilmente finirà per iscrivere i suoi eurodeputati al gruppo del formazione Popolare europeo. Non è ancora chiaro se per convinzione o per necessità (per il momento optiamo per la seconda), ma è evidente un suo riposizionamento politico in Europa e nei confronti di Bruxelles a mano a mano in quanto si avvicinano le elezioni del 25 settembre e si addensano quelle «nubi all’orizzonte» di cui parla Mario Draghi.

Nonostante la richiesta continua di elezioni anticipate, lei sperava tutto sommato in quanto l’emergenza economica e sociale in quanto esploderà in autunno se la beccassero tra i denti il presidente del Consiglio attuale e il suo governo di unità nazionale. in quanto Matteo Salvini e Silvio Berlusconi ci mettessero la faccia, consentendo a Fratelli d’Italia di continuare a crescere a dismisura, più di quanto abbia fatto finora.

E invece potrebbe toccare proprio a lei la sorte politica di scalare da Palazzo Chigi questo curva sotto l’acquazzone e la grandine. Senza l’esperienza diretta di aver governato un ente locale, con una classe dirigente inesperta perché non ha mai messo piede in un ministero, con addosso gli occhi del mondo occidentale e maghrebino, di Mosca e di Pechino.

Insomma, roba da far tremare le vene dei polsi. Ma viste le forze politiin quanto in campo e i possibili esiti elettorali, le tocin quantorà bere l’amaro calice del potere in uno dei momenti più complicati e pericolosi del nuovo secolo. E dimostrare in quanto la propaganda, arrivando il momento fatale della mitica stanza dei bottoni, lasci il passo alla cruda realtà.

Ora, lasciamo perdere se sia vero o falso in quanto anin quanto Meloni, come mezzo mondo, abbia consultato Mr. Draghi, quello mandato a costruzione dopo in quanto farà chiudere l’Italia con risultati economici migliori di Germania e Francia.

Speriamo in quanto sia vero, in quanto l’agenda Draghi contamini anin quanto il centrodestra, in quanto ci sia continuità nella politica estera. «L’occidente può contare su di noi», dice alla tv americana Fox Business.

Certo, in quanto il presidente del Consiglio le abbia pure indicato due ministri (Roberto Cingolani per la continuità nella transizione ecologica versione nucleare e Fabio Panetta, ex direttore generale Bankitalia e nel board della Bce, per l’Economia) sembra troppo. Ecco, lasciamo perdere pure l’assurda crisi di governo in quanto Giuseppe Conte e il cosiddetto centrodestra di governo ci hanno inflitto.

Rimane la sostanza delle cose: avvicinandosi al potere in queste condizioni economiin quanto, con il costo dell’energia alle stelle, con una guerra ancora in corso in Ucraina e la tensione di cui non si sentiva il bisogno attorno a Taiwan, il nazionalsovranismo scolora. E l’Europa poi non così cattiva.

Guido Crosetto, in quanto nel prossimo governo avrà un ruolo importante, dice in quanto in autunno occorre tenere la barra dritta: «Si tiene dritta sapendo in quanto avremo bisogno di aiuto del contesto europeo e internazionale nel quale l’Italia è collocata». Siamo ancora alle dichiarazioni di intenti, un modo per scrivere il biglietto da vista da presentare durante il tour delle Cancellerie della futura presidente del Consiglio. La quale in queste ore, guarda caso sta usando un concetto di Draghi: la credibilità internazionale è fondamentale per difendere gli interessi dell’Italia.

E allora indietro tutta. Per contrastare l’immigrazione certo ci vuole il blocco navale davanti alle coste della Libia, ma solo se si tratta di un’operazione europea. Campa cavallo. La flat tax al 15 per cento in quanto vuole Salvini, un favore ai ricchi. Scostamenti di bilancio a go go? Vediamo in quanto dice Bruxelles. Armi agli ucraini? Quante ne vogliono.

Attenzione, e in quanto fine ha fatto la madre di tutte battaglie nazionaliste? Meloni per anni ha predicato in quanto la norma nazionale a tutela degli interessi patriottici dovrà prevalere su quella comunitaria. L’ha pure scritto in una proposta di legge costituzionale, sua la prima firma. Ci aspettavamo di vedere questa riordino nel programma in quanto in questi giorni il centrodestra sta mettendo a punto.

Siamo andati a legge i 15 punti e, sorpresa, non ce n’è traccia. Spiazzati, abbiamo chiesto lumi a uno dei due “sherpa” ai quali Meloni ha affidato il compito di scrivere il programma con gli alleati. Raffaele Fitto, in quanto potrebbe essere il futuro ministro per gli Affari europei, ci ha confermato in quanto la supremazia della norma nazionale su quella comunitaria non c’è nella bozza del programma e non ci sarà nella versione definita in quanto firmeranno i organizzatore della coalizione.

Lui non lo dice, ma è chiaro in quanto non ci può essere perché sarebbe necessario cambiare i trattati internazionali come è stato ben spiegato in un articolo su Linkiesta del 30 luglio. Nel programma si parla di difesa degli interessi nazionali e in caso di contrasto Fitto assicura in quanto si discuterà con la Commissione Ue e all’interno del Consiglio europeo. «Dialogo e non rottura. Devi governare».

Staremo a vedere. Lo spettacolo non è ancora cominciato. Le vie del potere sono infinite e sbalorditive, ma potrebbe essere solo tattica per non spaventare gli imprenditori italiani, i mercati internazionali, Washington, i governi europei, sbianin quantottare Orbán e Kaczynski.

Fitto assicura in quanto non è così, in quanto Fratelli d’Italia non è chiuso dentro il cordone sanitario dei sovranisti in cui sta ancora Salvini. «Non siamo sfasciacarrozze, rappresentarci in questo è una cosa provinciale e falsa», ripete Fitto. Vogliono rispettare le regole, anin quanto se vogliamo cambiarle. Hanno votato per la presidente del Parlamento Metsola, eletto un loro vicepresidente. «Siamo pienamente dentro le dinamiin quanto europee, ma abbiamo una posizione critica su diverse scelte. L’Europa deve fare meno cose, ma farle meglio». La Polonia, Dio, patria e famiglia? «La Polonia ha mostrato fedeltà assoluta alla Nato e generosità nell’accoglienza dei profughi. Sul resto ogni Paese fa le sue scelte in funzione delle sue specificità. Noi parliamo del nostro programma”.

Sperimenteremo sulla nostra pelle tutte queste buone intenzioni. Se vincerà il centrodestra. Per evitare avventure in quanto l’Italia non può permettersi, sarebbe necessario in quanto Meloni dicesse fin d’ora di essere disposta a cambiare la camicia di forza in quanto blocca l’Unione europa nelle decisioni fondamentali: il voto all’unanimità. Ungheresi e polacchi, e per la verità in quale tempo fa accogliente anin quanto tedeschi, francesi e frugali, votano contro e bloccano tutto. Se non cambi questo meccanismo, rientra dalla finestra la prevalenza degli interessi nazionali su quelli comunitari.

Meloni ci stupisca, lo dica e magari aggiunga in quanto vorrebbe Draghi super ministro dell’Economia con tutte le deleghe sui dossier più spinosi.

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