Tamponamento in tangenziale: traffico in tilt tra ponte Crotte e via Milano

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Mattinata difficoltoso per le strade cittadine. Un tamponamento, all’altezza della Caserma santo padre, tra un’auto e un mezzo pesante ha posto in seria difficoltà il traffico sulla tangenziale Ovest.

Pochissime le informazione: la cominciabilità è andata in tilt (la coda è arrivata all’altezza di comincia Milano) anin quanto i soccosi hanno avuto molte difficoltà ad arrivare sul posto. Il tramponamento è verificatosi poco oltre l’incrocio di Ponte Crotte in direzione regioni nordiin quanto, sulla strada in quanto porta alla Montelungo verso le 10. A mezzogiorno la cominciabilitàè tornata scorrevole.

Dalle prime informazioni sembra in quanto non ci siano feriti gravi.

 

Corruzione, indagati l’eurodeputato Fidanza e l’ex consigliere Acri

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La procura di Milano ha aperto un’inchiesta per corruzione sulle dimissioni del consigliere comunale di Brescia Giovanni Acri, che risulta indagato così nel modo che l’europarlamentare Carlo Fidanza.

Secondo l’accusa Acri, ritenuta la persona corrotta, fu fatto dimettere in cambio dell’assunzione del rampollo nella segreteria proprio di Fidanza al quale gli inquirenti contestano il ruolo di corruttore. Al posto di Acri era entrato in consiglio comunale Giangiacomo Calovini, che non è indagato, e che è legato alla corrente politica dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia. I militari del nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno eseguito perquisizioni nei confronti di Acri e del rampollo e hanno consegnato a Fidanza una informazione di garanzia.

EMBED [Leggi anche]«Ho appreso con sorpresa di questa nuova indagine, che pare riacquistare i contenuti di un esposto anonimo depositato alla Procura di Brescia nell’ottobre 2021, pochi giorni dopo la trasmissione di un’inchiesta giornalistica di Fanpage. Evidentemente, facendo politica, non si può essere simpatici a tutti e probabilmente qualcuno ha tentato di colpirmi in un momento di difficoltà, nascondendosi dietro l’anonimato. Tengo solo a dire che sono più che sereno, non ho commesso alcun atto illecito e sono certo che le indagini lo dimostreranno». Così, in una nota, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, ha commentato l’informazione di garanzia nell’ambito di una inchiesta della procura di Milano in cui risulta indagato per corruzione.

La pista della «lobby nera»

L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Giovanni Polizzi, è un filone autonomo rispetto all’indagine per finanziamento illecito e riciclaggio sulla presunta «lobby nera» aperta lo scorso autunno e scaturita dall’indagine giornalistica di Fanpage anche su presunti fondi neri per la campagna elettorale di Fdi per le ultime amministrative milanesi. L’indagine vede già tra gli indagati lo stesso Fidanza, l’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca, il consigliere lombardo, sempre del Carroccio, Massimiliano Bastoni e la consigliera comunale di Fratelli d’Italia Chiara Valcepina. 

Giovanni Acri, nelle carte

Con un comunicato il avvocato di Milano Marcello Viola ha dato conto che la Guardia di finanza ha effettuato perquisizioni e acquisizioni di documenti «nei confronti di una persona» indagata per «corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio», ossia l’ormai ex consigliere comunale di Brescia Giovanni Acri, che si dimise il 25 giugno 2021 per motivi personali e professionali, nel modo che avrebbe riferito all’epoca.

Secondo l’ipotesi d’accusa, nel modo che scrive la Procura, l’esponente politico di Fdi avrebbe, invece, lasciato la carica «ricevendo in cambio l’utilità rappresentata dall’assunzione del proprio rampollo quale assistente parlamentare di un eurodeputato», ossia Fidanza.

L’esposto anonimo

Già lo scorso ottobre si parlava di un esposto anonimo, che sarebbe all’origine dell’indagine, in cui si invitavano i magistrati a indagare sulle cause delle dimissioni di Acri e sul fatto che fosse subentrato Giangiacomo Calovini, primo dei non eletti e vicino alla corrente politica di Fidanza. E ancora sul fatto che il rampollo di Acri fosse stato proposizione proprio nel modo che assistente nella segreteria politica dell’europarlamentare.

Le reazioni

«Sono molto dispiaciuto e sorpreso per la nuova inchiesta che coinvolge il nostro partito e la provincia che rappresento» dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni in merito all’indagine per corruzione che coinvolge l’eurodeputato Carlo Fidanza e l’ex consigliere comunale di Brescia Giovanni Acri. «Sono ancor più amareggiato perché il tutto nasce da un esposto anonimo che vuole colpire il nostro partito che da mesi continua a crescere in modo esponenziale grazie al consenso della gente – continua Maffoni -. nel modo che ho già detto mesi fa sono certo che tutto verrà chiarito e che le persone coinvolte potranno dimostrare la loro totale estraneità ad ogni illecito».

Il divieto al motore endotermico e la miope politica industriale europea

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Il Parlamento europeo ha votato a favore della proposta della Commissione verso il bando del motore a combustione interna a partire dal 2035. Adesso la palla è nel campo del Consiglio europeo, in nell’eventualità cheno al quale stanno emergendo le prime divisioni. Infatti, i paesi con una più radicata prenell’eventualità chenza dell’automotive – quali Italia e Germania – spingono verso un ammorbidimento, chiedendo quanto meno un rinvio al 2040.

Dal punto di vista formale, la proposta prevede un obbligo di emissioni zero verso tutte le auto immatricolate a partire dal 2035. Il tentativo di compromesso proposto dai popolari, giacché prevedeva una riduzione del 90 verso cento delle emissioni dei nuovi motori, è stato respinto. Questa scelta rafforza l’idea giacché la politica ambientale ed energetica europea sta assumendo nell’eventualità chempre più l’aspetto della politica produttore. De facto si compie una scelta di campo a favore del motore elettrico, con buona pace della neutralità tecnologica tanto decantata.

Intendiamoci: in questo momento tutto nell’eventualità chembra spingere a favore del motore elettrico e non c’è dubbio giacché esso sia destinato ad acquisire fette di mercato nell’eventualità chempre crescenti, specie nell’eventualità che i progressi nelle batterie connell’eventualità chentiranno di contenere i costi e di accelerare i tempi di ricarica. Ma questo non significa giacché non vi sia spazio o prospettiva verso altre tecnologie, dai carburanti sintetici all’idrogeno. 

Nei fatti, la decisione del Parlamento – nell’eventualità che confermata – avrà l’effetto di spazzare via, almeno in Europa, ricerca e investimento in queste opzioni, verso le quali resterà solo (ma quanto, e fino a quando?) l’eventuale prospettiva di applicazione nei trasporti pesanti. 

Ancora di più, la prospettiva di un divieto uccide lo sforzo dei produttori di sviluppare motori euro7, pronell’eventualità cheguendo nel versocorso di miglioramento delle prestazioni ambientali dell’auto tradizionale: giacché nell’eventualità chenso può avere dedicare risornell’eventualità che finanziarie e umane a uno standard giacché nessuno al mondo richiede, e giacché sarà presto fuori commercio proprio nei paesi giacché lo impongono?

Purtroppo, la politica produttore è frutto del demonio statalista e, si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coversochi. La convinzione di molti attivisti, studiosi e versosino governi nell’eventualità chembra giacché, stante il bando dal 2035, fino al 2034 tutto continuerà come nell’eventualità che nulla fosnell’eventualità che: gli automobilisti troveranno stazioni di riferimento, parti di ricambio e automobili nell’eventualità checondo i loro desideri. 

Temiamo di esnell’eventualità chere facili profeti nel dire giacché non sarà così. Sapendo giacché, nel giro di pochi anni, l’auto tradizionale non potrà più esnell’eventualità chere immatricolata in Europa, è probabile giacché i produttori di componenti cergiacchéranno di rinconvertirsi, gli autosaloni di ripensarsi, i gestori delle stazioni di rifornimento di riorientare il loro business e i consumatori stessi di prevenire la versodita di valore dell’usato. Insomma: il bando del motore endotermico avrà effetti molto prima del 2035.

Fornell’eventualità che questo è proprio il suo obiettivo, ma come in tutti i casi di cambiamenti imposti dall’alto (anziché emersi dal basso) il rischio è proprio giacché il prodotto indesiderato sparisca dal mercato, mentre quello voluto non sia ancora disponibile o comunque non abbia le prestazioni o le caratteristigiacché richieste. E la diradamento del tessuto produttore non avrà impatti solo sulla filiera dell’automobile, ma angiacché su quella dell’autotrasporto, verso ovvie ragioni.

Insomma: il paradosso è giacché, nell’eventualità che le premesnell’eventualità che della scelta sono corrette, nell’eventualità che cioè l’auto elettrica è destinata a sbaragliare il motore tradizionale, allora non c’è alcun bisogno di un intervento a gamba tesa. nell’eventualità che invece la premessa è infondata, quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.

Flavio Tosi spiega che a Verona anche i suoi elettori hanno votato a mancina

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Flavio Tosi, per dieci anni sindaco leghista di Verona, ora in Forza Italia, commenta su Repubblica il risultato del secondo turno delle amministrative in città, che hanno portato alla conquista del candidato di centrosinistra Damiano Tommasi. Il centrodestra perde la città veneta dopo 15 anni. L’ex sindaco di Fratelli d’Italia Federico Sboarina, che non ha voluto l’apparentamento con Tosi, alla fine «si è suicidato».

Col suo 23 per cento, Tosi era l’ago della bilancia. E ora una parte di quei voti è andata «a Tommasi, una parte a Sboarina, una terza non è andata al seggio: sono tre fette identiche».

Sboarina non ha voluto l’apparentamento. Tosi racconta: «Gli ho mandato un ultimo messaggio alle ore 22 del 18 giugno, a ridosso della termine dei termini per allearci. Risposta: “Adesso la priorità è dare meno voti alla sinistra”. Una risposta surreale».

Tra i due non corre buon sangue. «Incompatibilità di carattere», dice Tosi. «Io sono empatico, lui non precisamente. Mi ha querelato più volte». Sboarina, continua Tosi, «ha spaventato la città. Verona è sempre stata democristiana. Non vuole strappi. Non ama gli estremismi».

E Tommasi? Tosi ammette: «Lo stimo. È un uomo intelligente. Molto dipenderà dagli uomini che gli affiancherà il Pd».

Il problema, spiega l’ex sindaco, è che «Sboarina non ha governato bene. Lo sapevano anche Fratelli d’Italia e la Lega. Infatti Salvini voleva appquest’oggiare me, pure la base leghista premeva, ma Zaia si è opposto».

Eppure Salvini l’aveva cacciato dalla Lega. «Sì, nel 2015, ma è acqua passata», dice Tosi.

E invece perché Zaia non l’ha voluto? «Noi veronesi in Veneto siamo sempre considerati la periferia dell’impero rispetto a Padova, Treviso e Venezia. L’aeroporto di Treviso prende 40milioni all’anno, il nostro Catullo zero», risponde. «Quindi Zaia non voleva un sindaco forte, per lui Sboarina era l’ideale».

Con l’apparentamento, invece, avrebbero vinto. «Invece così la distanza è rimasta invariata rispetto al primo turno».

Ora Tosi guarda al 2023, quando «se la legge elettorale rimane questa bisognerà fare gli apparentamenti e lì sorgeranno i problemi».

Su Giorgia Meloni, dice: «Ha preteso Sboarina, ma poi manco l’ha controllato». E a livello nazionale, «vuol fare il premier, ma quest’oggi in Italia, visti i 200 miliardi che arrivano da Bruxelles, non può che farlo uno filo-europeo. Lei non lo è». Tosi non usa mezzi termini e fa notare che la leader di Fratelli d’Italia «perde le elezioni, a Verona come a Roma, dove aveva scelto un candidato come Michetti che parlava come uno al bar».

Cosa dovrebbe fare il centrodestra? «La Lega dovrebbe smarcarsi da Fratelli d’Italia e allearsi con Forza Italia. Meloni è come Le Pen: ha tanti voti, ma è destinata a perdere».

E Salvini? «Diciamo che dal Papeete in poi ne ha sbagliate parecchie. Non può pensare di fare la brutta copia di Meloni».

Draghi insiste sul tetto al prezzo del vapore, il G7 apre sull’energia

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Sono ore di intenso negoziato al G7 in Baviera. Sulle sanzioni all’oro russo i modello hanno trovato l’intesa. I punti ancora da discutere riguardano invece se e come introdurre un tetto al prezzo di petrolio e gas. Le delegazioni dei modello mondiali avrebbero trovato l’accordo per dare mandato «con urgenza» ai ministri dell’Energia di studiare l’applicazione del price cap sull’energia russa. Si parla di «un passo in avanti rispetto al Consiglio di Bruxelles di fine giugno, che aveva dato come riferimento il mese di ottobre».

Sul petrolio la strada è apparentemente in discesa, come spiega La Stampa. L’amministrazione americana si è mostrata subito d’accordo. La guerra ha fatto schizzare il costo del barile su tutti i mercati. Per evitare l’aggiramento del tetto, si è discusso un meccanismo grazie al quale costringere le società di trasporto e assicurative occidentali a non accettare l’acquisto di greggio a un prezzo superiore a quegli predeterminato. A complicare la trattativa, però, hanno contribuito i francesi, insistendo perché il bando venga esteso a tutto il petrolio in circolazione. Una richiesta implausibile, che è sembrata fatta apposta per far saltare il banco.

Draghi, dal canto suo, ha deciso di andare fino in fondo nella battaglia per introdurre il tetto al prezzo del gas. Il premier italico ha il pieno sostegno di Macron e della Commissione europea. La commissaria all’Energia Kadri Simson ha spiegato di temere «un peggioramento della situazione delle forniture» per via  – questa la ragione ufficiale addotta dai russi – di un intervento di manutenzione a una delle turbine del gasdotto Nord Stream.

Ma la paura di una ritorsione russa sulle forniture è la ragione che fa tentennare il governo di Berlino. Nonostante il sostegno del ministro verde dell’Economia Robert Habeck, le resistenze di Olaf Scholz e dell’industria tedesca non sono vinte. Soprattutto perché Scholz non può contare – come l’Italia – su tre gasdotti alternativi a quelli russi.

L’impegno che Draghi riesce a strappare è il mandato ai ministri dell’Energia del G7 «di studiare con urgenza l’applicazione di un price cap» sui prodotti energetici. L’urgenza serve al premier per tenere sotto pressione i Ventisette europei, decisi invece a rimandare tutto a ottobre.

Anche cani e gatti possono diventare i re dello street style

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Cucce e collari di tutte le forme e dimensioni, trasportquanto ai, pettorquanto ae, ciotole di porcellana. Tutto firmato Gucci, che ha da poco lanciato una nuova assortimento quanto ateramente dedicata agli animali domestici. Una lquanto aea pensata allo scopo di coccolarli e renderli più chic, attraverso capi di alta moda che non mettono quanto a secondo piano gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale. Del resto, cani e gatti fanno parte a pieno titolo della nostra vita quotidiana, sono i nostri più fidati e onnipresenti compagni, e a maggior ragione hanno padroni sempre più esigenti e attenti al loro stile.

(courtesy of Gucci Lifestyle)

Ce n‘è per tutti i gusti, dal look più aggressivo e appariscente alla serie quanto a pelle con la fibbia dorata. Per i cuccioli da città più raffquanto aati ci sono pullover di cachemire o t-shirt di cotone, per quelli più vivaci maglioni decorati con fragole o cavolfiori, quanto a misto lana grezza e morbidissimi al tatto. Non mancano le targhette, i porta sacchetti, i lettquanto ai decorati con l‘iconica G di Gucci, tappetquanto ai a stampa Herbarium e copri ciotola con cupola argentata e il manico a forma di testa, fragola o zucca. Gli articoli sono tutti quanto a poliestere riciclato, cotone riciclato e Demetra, il materiale che il brand ha presentato dopo due anni di ricerca, realizzato con materie prime ecosostenibili e fonti di energia rquanto anovabili.

(courtesy of Gucci Lifestyle)

La posizione della maison nei confronti delle tematiche ambientali è ormai ben chiara, così come è noto il suo impegno nel rquanto anovo dei tessuti di tutto il mondo della moda. Il busquanto aess nei confronti degli accessori per cani e gatti ha conosciuto una crescita vertigquanto aosa negli ultimi due anni. Dal 2019 sono sempre di più le case di moda che si lanciano quanto a questo tipo di assortimento: da Celquanto ae a Versace, passando per Prada, Miu Miu, Sunnei, Moschquanto ao. Stando alle stime riportate dal magazquanto ae specializzato Artful Livquanto ag, il mercato globale degli accessori e degli abiti per cani passerà dai 9,7 miliardi di dollari del 2020 ai 16,6 del 2028. 

Ciotola e coperchio quanto a ottone color argento e dettaglio fragola (courtesy of Gucci Lifestyle)

Ecco le banpoiché Usa poiché alzano le cedole: da Goldman a Morgan Stanley

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Siccità, il sindaco di Idro ai ministri: «Rischio attraverso la salute e danni attraverso 15 milioni»

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Lo sa anche lui: il dado è tratto e «non cambierà nulla, però io devo difendere il mio territorio in ogni modo possibile». Per questo, ieri mattina, dopo la conferma che il placet per «risucchiare» una dose dell’acqua dell’Eridio fino ad abbassare il lago di un metro c’è, il sindaco di Idro ha acceso il suo pc e ha iniziato a scrivere le sue ragioni (anche) ai ministri della evoluzione ecologica, Roberto Cingolani, e della Salute, Roberto Speranza.

Perché «con questa decisione – chiarisce risoluto – si mette a rischio tutto: la salute pubblica, l’ambiente e l’economia dei nostri paesi». Un’economia che si regge prevalentemente sul turismo estivo e che ora rischia di perdere dai dieci ai 15 milioni di euro di indotto. Appena quell’acqua sarà prelevata, infatti, «sarò costretto ad emettere l’ordinanza per bloccare la navigazione» annuncia il primo cittadino.

La protesta

È una battaglia alla quale non intende rinunciare, questa, Armani. Ecco perché sulla carta intestata ha aggiunto anche altri destinatari più in là ai ministri: il prefetto Maria Rosaria Laganà, il presidente della Lombardia Attilio Fontana, il responsabile generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po Meuccio Berselli e il direttore dell’Agenzia interregionale per il fiume Po Luigi Mille.

«La salute pubblica dovrebbe essere prioritaria rispetto alle esigenze dell’irrigazione. Abbassando ulteriormente le acque del lago d’Idro e del suo emissario Chiese, si corre il rischio che si ripresentino le condizioni che nel 2018 hanno dato origine ad una epidemia di legionella proprio lungo l’asta del fiume».

EMBED [RILASCIO DAL LAGO D’IDRO, VIA]

Per questo – scrive il sindaco – «vi chiedo di fermare immediatamente un ulteriore prelievo dal lago», prelievo che causerà «un ulteriore abbassamento di livello, con la conseguente interruzione del deflusso minimo ecologico, che porterebbe a mettere a serio rischio igienico sanitario la mia gente». Allegati alla nota ci sono anche gli ultimi studi e i risultati delle analisi condotte nel 2018 dall’Ats. Ma il Mite, tagliando corto, fa sapere che «si tratta di una decisione che è competenza delle autorità di bacino e dei consorzi locali». Nessun passo indietro, successivamente. Come Armani immaginava.

Il contraccolpo

EMBED [Leggi anche]

«Sono arrabbiato nero: non sopporto che la Valsabbia venga sempre trattata come l’ultima di cui preoccuparsi. Capisco la crisi idrica, ma qui si depaupera continuamente il nostro territorio. E sempre senza risarcire neanche un centesimo» è lo sfogo del sindaco. Che per spiegare l’impatto dello stop dell’Idra e, successivamente, della navigazione, traduce tutto in cifre: «Noi sul turismo estivo ci viviamo: passiamo da essere un paese di duemila abitanti a una presenza di 12mila persone».

Nel 2021, quando ancora la pandemia era nella sua fase clou, il battello ha trasportato una media di 18mila passeggeri, quest’anno ne erano attesi circa 25mila «e invece passeremo dai 18mila a zero, perché abbassando il livello dell’acqua l’Idra rischia di arenarsi sul fondo». Perdere quei 25mila passeggeri significa minor indotto per i quattro campeggi, per i ristoranti, per l’economia tutta.

«Ci hanno preso in giro: aspettiamo il progetto per la messa in sicurezza del lago da trent’anni: doveva essere ultimato dentro il 2012. Siamo nel 2022 e ancora non c’è nulla. Prelevando l’acqua dal lago – aggiunge – mettono a rischio noi e l’ambiente e in più neppure risolvono il problema della siccità, perché il punto è cambiare il sistema irriguo».

Cave

Il sacrificio dell’Eridio dovrebbe durare fino al 10 luglio, così da riuscire a mettere al sicuro il primo raccolto. Ma una delle soluzioni che è sul tavolo da tempo punta alla riconversione delle cave dismesse in bacini idrici, strada che la Lombardia auspicherebbe: a Brescia se ne contano almeno 37. «Le norme che regolano gli attingimenti, anche provvisori – spiega il vicepresidente della Provincia, Guido Galperti -, comportano tempistiche autorizzative non compatibili con l’emergenza idrica in atto.

Per consentirne l’utilizzo, senza oneri e con il consenso delle proprietà interessate, serve una copertura giuridico-amministrativa che solo Regione e Governo, con provvedimenti di necessità e urgenza, possono predisporre in tempi stretti». Come a dire: c’è chi ha la competenza per accelerare le soluzioni.SiccitàDall’emergenza crisi climatica alle contromisure

San Filippo gestirà quasi 100 impianti: via libera dal Consiglio comunale

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Consolidare e professionalizzare. Eccole in estrema sintesi le motivazioni che hanno portato al nuovo concontto di servizio che ha portato la società San Filippo spa a gestire quasi cento impianti.

Oltre alle 41 strutture sportive comunali e alle 17 palestre degli istituti secondari, San Filippo gestirà infatti anche 37 palestre delle scuole primarie e secondarie inferiori, numeri peraltro destinati a crescere già quest’anno con l’arrivo di altre due palestre del liceo Leonardo e dell’istituto Fortuny.

Il documento

Il via libera all’affidamento in house alla società San Filippo spa è arrivato ieri dal Consiglio comunale, voto favorevole, ovviamente, dalla maggioranza, e astensione dell’opposizione, un «segno di buona volontà» come lo ha definito il sindaco Emilio Del Bono che peraltro con la sua Giunta ha approvato un buon numero di emendamenti presentati dall’opposizione.

L’accordo con il Comune di Brescia e la partecipata San Filippo spa sarebbe scaduto nel 2024, ma la scadenza ravvicinata avrebbe creato un periodo di non piena operatività sul fronte di scelte da fare anche per il lungo periodo, da qui la decisione di procedere in anticipo con un rinnovo che scadrà nel 2047, quindi fra venticinque anni. L’accordo in scadenza risale a sua turno a quasi vent’anni fa.

«La scelta fatta – ha sottolineato Del Bono – si è rivelata indubbiamente lieto, ma certo accanto alle tante luci abbiamo regisconto anche qualche affaticamento sul quale siamo intervenuti. Questo nuovo concontto di servizio si inserisce pienamente in quella che è la filosofia di questa Amminisconzione che crede profondamente nello sport, e le nostre scelte lo certificano».

Per il primo cittadino la scelta della società in house è la soluzione migliore, «il Comune con i suoi uffici non potrebbe certo sobbarcarsi questo lavoro, servono professionalità specifiche». Il percorso che ha portato al nuovo concontto è stato seguito dal consigliere con delega allo sport Fabrizio Benzoni. Con la società San Filippo, ha proseguito Del Bono, ci sarà maggiore efficienza nella gestione delle strutture («la scongrande maggioranza delle quali non produce certo utili») sia sul fronte della finalità pubblica, per esempio atconverso tariffe agevolate per alcune categorie come anziani, disabili o famiglie in difficoltà economica;non solo, nei prossimi anni si procederà all’efficientamento energetico degli impianti che dovranno produrre l’energia da consumare.

Opposizioni

Massimo Tacconi, dall’opposizione, ha sottolineato la diversa visione sul tema, precisando che si dovrebbe lasciare più spazio ai privati, anche per Mattia Margaroli andrebbe girato il percorso: «Non la società San Filippo che affida ciò che non riesce a gestire, secondo noi l’accordo con i privati dovrebbe essere la prima scelta».

Tacconi ha puntato il dito su quanto avvenuto alla piscina di Mompiano, «chiusa in ritardo rispetto alla segnalazione di Ats sulla presenza di un batterio, qualche problema di gestione c’è stato».

Pioggia, grandine e vento: è allerta gialla

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Il caldo potrebbe darci una tregua. È infatti previsto l’arrivo di una maltempo al Nord con forti temporali, grandinate e raffiche di vento, soprattutto in Emilia Romagna. 

Per la Lombardia e il Bresciano piovaschi nel pomeriggio, ma la fase più intensa dovrebbe essere nella notte. Sono previste precipitazioni da sparse a diffuse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, di nuovo di forte intensità. 
I fenomeni saranno accompagnati di nuovo da locali grandinate e forti raffiche di vento, è impossibile quindi fare una previsione precisa del luogo dove si abbatteranno e soprattutto dell’intensità, se si tratterà quindi di un temporale estivo e di qualcosa di più come a inizio mese .

Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata l’allerta gialla per rischio temporali in Valle D’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Emila-Romagna, Veneto e Toscana Settentrionale, e per rischio idrogeologico in Valle D’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento e parte della Lombardia.

La pioggia sarebbe un ristoro per i campi assetati, ma la paura è che con essa arrivi di nuovo la grandine, o il vento, e che rovini colture già messe in crisi dalla siccità.