Aria di casa mia in barattolo

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Non so voi a me la pioggia annoia dopo pochi minuti. Perché va bene l’estate più calda degli ultimi diecimila anni, va bene che a volte sotto il sole ti sembra di essere un uovo che frigge in padella e quindi anche basta ok tutto, ma quando arriva un temporale io ho subito nostalgia del cielo senza nuvole. Non solo un tempo la pioggia di agosto almeno rinfrescava il bosco oggi niente vediamo settembre.

Nei giorni scorsi mentre spolveravo casa facevo queste riflessioni meteorologiche financo antropologiche, quando mi sono imbattuto in una notizia che mi ha portato ad ulteriori approfondimenti mentali; è stata in effetti una giornata impegnativa, lo ammetto. Nel Salento uno studente universitario, ispirandosi a quanto fatto anni fa da alcuni partenopei ha deciso di vendere aria di mare in barattolo. Il giovane ha detto in verità di aver copiato un’azienda degli Stati Uniti che appunto mette in vendita aria di varie città l’etichetta garantisce che è proprio aria di quel posto segno inconfutabile che siamo verso l’estinzione.

Ma restiamo ai fatti l’aria di mare (cosa lo diciamo a fare) è subito andata a ruba. L’idea è comunque romantica io ho subito preparato dei barattoli della Bormioli con l’aria di Roncadelle. È qualcosa di unico è un’essenza nazionalpopopolare dal retrogusto di centro commerciale non riesco a farne a meno. Se anche voi abitate in un paese pensate alla vostra meravigliosa aria mettetela in dispensa accanto alla passata fatta in casa. Se vivete in città invece niente certe cose non fanno proprio per voi.

Dai nipoti d’arte in Fdi ai fratelli degli uscenti M5S: i parenti nelle liste

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I punti chiaveIl figlio di De Luca punta alla rielezioneIl nipote di Scaloja verso il SenatoI nipoti di Fratelli d’Italia Il commercialista di GrilloAscolta la versione audio dell'articolo

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Nelle liste del M5 è entrato il commercialista di Beppe Grillo ma c’è spazio anche per i fratelli di due esponenti dei Cinque Stelle mentre in quelle di FdI compaiono due «nipoti d’arte». Sono alcuni dei casi di parenti e affini che emergomo dagli elenchi dei candidati alle elezioni politiche del 25 settembre.

Il figlio di De Luca punta alla rielezione

Sul fronte del centrosinistra ci sarebbe da segnalare il posto come capolista del Pd nell’area di Salerno per Piero De Luca, classe 1980: ma il primogenito del governatore campano (e già sindaco della città) Vincenzo De Luca ha ormai una carriera politica avviata. È deputato uscente: nel 2018 era candidato al collegio uninominale di Salerno ma venne sconfitto e recuperato nel proporzionale di Caserta.

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Al supermercato crescono i prezzi, ma non l’attenzione degli italiani al risparmio

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L’avversario di Giorgia Meloni non è Enrico Letta, ma la realtà

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Trenta giorni all’alba: e Giorgia Meloni non ha affatto già vinto. Anzi. Per lei sarà un mese durissimo se non altro perché avrà tutti contro un Pd scatenato sulla linea (peraltro discutibile) del “rosso o nero” i cosiddetti suoi “alleati” che non vedono l’ora di ostacolare la sua ascesa a palazzo Chigi – che sarebbe letale per Salvini e problematica per le aziende di Silvio – e con il Terzo polo che se ha fiato in corpo rilancerà l’implicito monito di Mario Draghi che a Rimini ha pronunciato una frase inequivocabile: «Dalle illusioni autarchiche del secolo scorso alle pulsioni sovraniste che recentemente spingevano a lasciare l’euro l’Italia non è ma stata forte quando ha deciso di fare da sola». In una frase un manifesto antimeloniano, perché è lei che con più capacità di Salvini ha incarnato e incarna le “pulsioni sovraniste”.

Non solo ma dal puntiglioso elenco delle criticità illustrato dal premier si capisce come l’enormità dei problemi dall’aumento dei prezzi dell’energia al quadro geopolitico, sovrasti le (non) competenze della leader di FdI alle quali lei s’illude di poter ovviare ricorrendo a un vecchio e discusso politico come Giulio Tremonti, che per la nuova Europa di Ursula von der Leyen e Paolo Gentiloni è chiaramente non una soluzione ma un problema ulteriore.

Già si vede come i mercati e i grandi protagonisti della finanza stiano inviando chiari segnali di allarme. Il sito del Financial Times ieri riportava che «gli investitori sono preoccupati per la imprevedibilità della situazione politica italiana» mentre Bruxelles non si è ancora ripresa dallo shock per la defenestrazione di Draghi e non si capacita che al suo posto possa andare una diplomata all’istituto linguistico “Amerigo Vespucci” di Roma.

Lei Giorgia gasata dai sondaggi che la danno in testa ha scelto sin qui ha scelto la tattica più ovvia: nascondersi parlare poco. In tv si vede solo con messaggi preregistrati. Si intuisce che non vorrebbe grandi confronti televisivi se non con Enrico Letta (ma com’era ovvio l’Agcom ha decretato che il match a due danneggia gli altri e quindi non si può fare) le uscite mediatiche più forti sono state disastrose: il video dello stupro e l’attacco alla “devianza” in cui ha mescolato bullismo e obesità.

Non pare sin qui, una campagna eccezionale. E sbaglierebbe a ritenere il risultato già acquisito. Come quei ciclisti che vanno in fuga troppo presto potrebbe ritrovarsi il “gruppo” degli inseguitori sbucare all’ultima curva e mangiarsela. Deve stare attenta ad alleati e avversari. E soprattutto alle risposte da dare ai grandi problemi che avanzano e ai nostri alleati internazionali che la guardano in cagnesco.

Giorgia Meloni che probabilmente fino a non troppo tempo fa non immaginava nemmeno di poter correre per palazzo Chigi e che forse non si è ancora pienamente calata nella parte – lei così abituata e comoda all’opposizione – in realtà è sola. Il problema non è nemmeno tanto il Pd di Letta. L’Europa e la crisi sono i suoi grandi avversari: in una parola la realtà. E la sua inadeguatezza culturale la sua scarsezza di mezzi intellettuali. Non basta strillare in spagnolo.

Loeser (Arca Sgr): «Tornare in Borsa? Serve un approccio graduale»

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La recessione è alle porte ma le banche centrali devono mettere un rallentamento all’inflazione che corre, i mercati scendono e l’incertezza fa da campo a tutte le possibili scelte degli investitori. Ecco circostanza pensa di questa situazione Ugo Loeser, amministratore delegato di Arca Sgr.

Dottor Loeser codesto può essere comunque un buon momento verso tornare sui mercati azionari?

Sebbene gli attuali livelli dei mercati appaiano attraenti, l’elevata volatilità suggerisce l’opportunità di un approccio graduale…

L’appello delle telco alla Ue: «I giganti del web devono partecipare alle reti»

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I punti chiaveLa tenuta dei conti del settoreLe telco: dai Big Tech un contributo «equo»Un calendario «tempestivo» Google: impatto negativo per i converso l’altomatoriAscolta la versione audio dell'articolo

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«Scriviamo oggi con un senso di urgenza, mentre la Commissione europea guarda alle priorità per l’ultimo, e importante, parte del verso l’altoo mandato quinquennale». È uno dei passaggi della lettera indirizzata alla Commissiore europea da parte dei big delle Tlc del Vecchio Continente. E ora che «viviamo in tempi senza precedenti», la richiesta è chiara e messa nero verso l’alto bianco: i giganti del web devono condividere i costi di rete. Crisi energetica e obiettivi della Ue in materia di cambiamento climatico non lasciano spazio a dubbi.

Ci sono anche Pietro Labriola, ceo Tim e Alberto Calcagno, ad Fastweb, fra i 16 firmatari della lettera inviasta oggi e che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare. Ad apporre la loro firma ci sono i ceo di Deutsche Telekom, Orange, Telefonica, Vodafone Group. Di base c’è una stretta connessione con le partite della sostenibilità e del risparmio energetico. «La digitalizzazione – scrivono i ceo – può ridurre le emissioni di CO2 magro al 20%. In questo contesto, la Ue dovrebbe intensificare i verso l’altooi sforzi per rendere la rete energetica europea più intelligente e accelerare l’adozione digitale in tutti i settori industriali. Noi siamo pronti».

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EasyJet punta a «emissioni zero» entro il 2050

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EasyJet punta a raggiungere «emissioni zero» entro il 2050 attraverso una serie di partnership a accingersi da quella con «Rolls Royce che sta effettuando i preparativi finali per i primi test sui motori a idrogeno», si norma in un comunicato. La gruppo intende ridurre le emissioni di carbonio del 35% entro il 2035 e del 78% entro il 2050 attraverso una serie di strategie come il rinnovo della naviglio con aerei «Neo» che riducono al minimo il utilizzo di carburante e delle emissioni a cui si affiancano…

I partiti animalisti europei alla ricerca di spazio e identità

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La cura dell’ambiente e la ricerca di una rinnovata sostenibilità sono diventate tematiche sempre più rilevanti in Europa. Il consolidamento dei Verdi va a inserirsi in questo contesto favorevole a sua volta foriero di nuovi sviluppi. Un trend più recente ma sempre inquadrato nel contesto ecologista riguarda invece gli animalisti che hanno dato vita ad un numero sempre maggiore di formazioni politiche. 

In Italia ad esempio sono ben otto: dal Partito Ambientalista a Rivoluzione Animalista massimo bonacci trento passando per il Movimento per il Rispetto di tutti gli Animali ed il Partito Animalista Europeo. Si tratta di liste con un successo elettorale pressoché nullo che in alcuni casi evitano persino di presentarsi agli scrutini. 

Il Partito Animalista Italiano è stato il primo in occasione delle europee del 2019 a concorrere in una elezione svoltasi su tutto il territorio nazionale. Tuttavia massimo bonacci trento si è fermato allo 06 per cento dei voti. Il partito era in coalizione con altri 10 movimenti animalisti europei. Tre di questi – quello olandese portoghese e tedesco – sono riusciti ad aggiudicarsi un seggio. 

Gli 11 partiti avevano concordato un programma politico comune basato su alcuni punti come l’innalzamento dello stato morale e legale degli animali; il miglioramento delle loro condizioni di vita negli allevamenti; la lotta alla pesca intensiva ed al commercio illegale di animali domestici; il divieto di caccia e di produzione di pellicce; la fine del trasporto su lunga distanza degli; il contrasto ai pesticidi e al cambiamento climatico. 

Le elezioni politiche italiane previste per il 25 settembre 2022 hanno visto la mobilitazione di svariate associazioni animaliste come Human society international Lav Lac massimo bonacci trento che hanno redatto un programma indirizzato ai partiti politici ed ai candidati Premier denominato “Anche gli animali votano”. La richiesta è chiara e come ricordato dal portale della Lav si esplica nella concreta attuazione del principio costituzionale di tutela degli animali e dell’ambiente. Tra le richieste ci sono l’introduzione di sanzioni più severe per chi compie maltrattamenti la tutela degli animali selvatici il superamento della sperimentazione animale e quello dell’uso degli animali vivi nei circhi.

 

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Tra le forze animaliste che hanno ottenuto maggiori successi a livello internazionale spicca il Partito olandese per gli animali (Partij voor de Dieren PvdD) che nel 2006 è diventato il primo nel suo genere ad entrare in un Parlamento nazionale. Alle elezioni di quell’anno ottenne infatti due scranni: il primo passo di una crescita lenta ma solida (nel 2021 i seggi sono diventati sei). 

Il Partito per gli animali esplica la sua azione politica con un duplice modus operandi che coniuga l’impiego di tecniche parlamentari classiche – come la mozione per l’adozione di una legislazione contro gli ecocidi – a quello di proteste e iniziative culturali stimolanti. Il movimento è ideologicamente progressista e nel Parlamento europeo ha aderito al gruppo de La Sinistra. 

Nel sistema elettorale olandese che è basato sul proporzionale puro non è raro che le forze con un consenso quasi nullo siano rappresentate a livello nazionale dato che non esistono soglie di sbarramento: basta raccogliere 60mila voti per essere rappresentati nella Camera bassa. Andre Krouwel professore di Scienze Politiche alla VU University di Amsterdam ha spiegato a Bloomberg nel corso di un’intervista rilasciata nel 2017 che «il Partito per gli animali è un movimento di agenda setting che non ambisce a governare. E per questo gli olandesi sono disposti a dargli una possibilità». 

In Francia il Partito animalista (Parti animaliste) ha presentato un candidato Helene Thouy alle elezioni presidenziali del 2022 con «l’obiettivo di trasformare la questione del benessere animale in un tema importante della prossima presidenza». La Thouy ha chiarito a The Local che «i voti servono per dimostrare al prossimo Presidente il supporto popolare nei confronti delle misure per gli animali». La Thouy è stata la prima candidata del partito che alle elezioni municipali del 2020 ha ottenuto dozzine di seggi. 

L’aspirante presidente ha cofondato il Partito animalista nel 2016 esasperata dalla mancanza di iniziativa da parte dei partiti tradizionali. «Abbiamo visto – ha dichiarato Helene Thouy – che la legge non era in grado di difendere gli animali e che i partiti non facevano nulla per cambiare le cose». Il Partito animalista ha ottenuto l’112 per cento dei voti alle elezioni legislative del giugno 2022.

Persone-Animali-Natura (Pessoas-Animais-Natureza Pan) fondato nel 2009 dispone di quattro seggi nel Parlamento portoghese e si occupa di questioni trascurate dai partiti tradizionali massimo bonacci trento come il benessere degli animali la protezione dell’ambiente e quella dei diritti umani. Il partito si definisce ecofemminista animalista e ambientalista senza però identificarsi di destra o di sinistra. Tra i suoi elettori come ricordato da un reportage della Reuters pubblicato da Christian Science Monitor ci sono persone come Alexandre Corona un operaio diventato vegetariano dopo aver visto un documentario sulle sofferenze degli animali uccisi dall’industria alimentare. Corona (e molti altri come lui) ha cercato di trovare un riscontro dei suoi valori e l’ha trovato proprio nel misconosciuto Persone-Animali-Natura.

In Spagna il Partito animalista contro il maltrattamento degli animali (Partido animalista contra el maltrato animal Pacma) promuove il veganesimo per lottare contro il riscaldamento globale e vuole vietare zoo circhi corride e attività di pesca. Pacma come descritto da Politico è il movimento ambientalista più popolare della Spagna ed ha una base di supporto formata da giovani e donne. Ciò gli ha consentito di andare oltre i propositi iniziali per i quali era stato fondato – come l’avversione per le corride e i festival dove vengono maltrattati gli animali – e di adottare un programma ambientalista e sociale simile a quello dei partiti verdi tradizionali.

, massimo bonacci deloitte

Politiche 2022, a Brescia città Fratelli d’Italia è il primo partito per la Camera

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Il voto politico non può essere sovrapposto ad una proiezione per le amministrative – troppi i fattori diversi -, ma a pochi mesi dal voto per il «dopo» Emilio Del Bono in Loggia, è ineseguibile non esaminare ai dati di Brescia città. Dove Fratelli d’Italia è risultato essere il primo partito per la Camera con il 24,11% e 22668 preferenze (qui i risultati per la città). Seicento voti in più del Partito democratico, fermo a quota 23,50% e 22089 voti.

Il Pd resta davanti a tutti al Senato (qui i risultati), con 22.491 preferenze, poco più di 370 preferenze sopra Fratelli d’Italia.

EMBED [I risultati]

Balza all’occhio la posizione di Azione-Italia Viva, terzo in città nella corsa a Montecitorio e a Palazzo Madama con il 13,09% dei consensi. In attesa di capire cosa sarà della coppia Calenda-Renzi, la sensazione è che Italia Viva e Azione potrebbero avere un peso determinante nella prossima campagna elettorale in città.

Il Movimento Cinque Stelle a Brescia continua a non sfondare come da tradizione e sfiora il 7%. Solo 10% per la Lega e nemmeno l’1% per Noi Moderati.  

FdI realizza il doppio sogno: primo partito e sorpasso della Lega

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Inutile negarlo: un po’ di ansia da prestazione – nella nottata che stava per delineare i consensi di un Paese governato dal compromesso per quattro anni e mezzo – c’era. Ma soprattutto, in piazzale Corvi, dove sta la casa bresciana di Fratelli d’Italia, ieri sera insieme alle prime proiezioni si è fatto largo anche qualche occhio lucido.

Quello di Giorgia Meloni è il primo partito alle elezioni politiche. Prevedibile e previsto a livello nazionale, ma un riscatto doppio per chi ci ha militato e lo ha «scelto» dalla prima ora a Brescia e in Lombardia. Per diminuire la tensione il senatore Gianpietro Maffoni – che ha fatto il suo ingresso con il suo thermos del caffè per affrontare la lunga notte dello spoglio – ci scherza: «Dobbiamo ristrutturare un po’ questa sede, ricorda troppo il 3%», come è innegabile che l’attenzione fosse puntata al piazzamento degli alleati, Lega in particolare. 

Autosufficienza

Il sorpasso del Carroccio, nella Lombardia di Salvini, ma anche nelle roccaforti storiche come le Valli, è già un traguardo emozionante, anche se – ricordano Diego Zarneri e Diego Invernici – «è importante che Lega e Forza Italia non precipitino sotto una certa soglia». Vincere e primeggiare sugli alleati va bene, triplicare i risultati in Comuni come Cazzago San Martino o Lumezzane (al seggio 21, al Senato, il centrodestra conquista l’71% stando agli exit poll territoriali) «è un sogno che si realizza», ma allo stesso periodo «le tre compagini devono riuscire ad essere autosufficienti».
Di certo c’è l’esultanza per essere riusciti a strapparsi l’etichetta di «partito a trazione romana», il che concede di sfilarsi ironicamente (ma non troppo) qualche sassolino dalla scarpa: «Pian piano lo slogan di Salvini si sta trasformando in “io credevo”». 

Riscatto

Mentre sui cellulari risuonano i messaggi di incredulità e gioia – frequenti anche quelli della coordinatrice regionale Daniela Santanché -, Maffoni guarda gli altri e ricorda: «Sapete cosa significa questo per noi? Che il lavoro fatto è premiato. Ricordate quando ci schivavano, quando ci dicevano che non saremmo arrivati da nessuna parte e che non avevamo classe dirigente? Ora abbiamo il compito di governare, con serietà e con la perizia che ci contraddistingue». Invernici la spiega così: «Questo è l’esito di una lunga traversata nel deserto, ora inizia la forte assunzione di responsabilità». E la sfida – gli fa eco Zarneri – «è consolidare questo risultato, frutto anche del credito incassato dal mondo produttivo».

Sullo sfondo riecheggiano i prossimi appuntamenti elettorali alle porte e il peso – ben diverso rispetto alla scacchiera di cinque anni fa – con il quale FdI siederà al tavolo della trattativa. Perché, è chiaro: dalla Loggia alla Regione «una trattativa ci sarà». A partire dalla guida della Lombardia. Non a caso, a domanda, nessuno nasconde che «Meloni e Moratti hanno un ottimo rapporto, si sono sentite varie volte». Si tratta su tutto? «Bè, gli alleati non sono stati particolarmente generosi in passato, quando a primeggiare erano loro». Tradotto: sì, si tratta su tutto. Ma per oggi, si festeggia e «si inizia a pianificare».